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Uno dei più interessanti fortilizi
di tutta la regione: splendido esempio di architettura
militare e residenziale, ricca di preziosi affreschi,
fra cui un importantissimo ciclo di Parmigianino, |
è perfettamente conservata sia all'esterno che all'interno.
Eretta all'inizio del '400 sull'area di una preesistente fortezza
dei Pallavicino risalente al secolo XII, è formata da quattro
corpi di diverso spessore, delimitati esternamente da una cortina
merlata con quattro torri angolari
- tre cilindriche e una quadrata
- e da un ampio fossato, risistemato all'inizio del XVII secolo
dall'architetto parmense Smeraldo Smeraldi.
I balconcini e le finestre furono aggiunti durante le ristrutturazioni
settecentesche; nella parte destra della facciata, al di sotto
dell'attuale copertura, si notino i merli ghibellini accecati.
Si visita tutti i giorni, ore 9.30-11.45, 15-18.15; da ottobre
a marzo è chiusa il lunedì e la visita è consentita fino alle
ore 17.
Dal cortile si sale al primo loggiato, dove si accede alla
sala d'Armi con un'ampia collezione di armi dei secoli XVII-XIX
e ritratti di famiglia. Attraverso la sala da pranzo si giunge
nella sala del Biliardo, che presenta soffitto e pavimento
del tardo '400 e arredo ottocentesco; a destra si entra nella
sala di Maria Luigia, dove, tra i cimeli della duchessa, si
segnala la mano con fiore al polso realizzata nel 1820 da
Antonio Canova. Il soffitto della sala da ricevimento, con
travature dipinte a monocromo e fregio pittorico, risale al
tardo '600; si notino inoltre il lussuoso arredamento settecentesco,
una bella spinetta dipinta e uno stipo realizzato in ebano
da un maestro nordico dei secolo XVII.
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Si
accede quindi alla splendida camera nuziale, con ricco
arredo seicentesco e soffitto a lacunari, proveniente
dall'antico santuario della Madonna; infine, attraverso
la sala da ricevimento, si passa nella galleria dei Ritratti
di famiglia, per lo più realizzati da un anonimo artista
seicentesco.
Una serie di sale al pianterreno, cui si accede ridiscendendo
in cortile , è adibita a museo; si passa poi nella sala
con il teatrino dei figli della duchessa Maria Luigia
e in quella chiamata delle Donne equilibraste, dove frammenti
di affreschi compongono un fregio |
monocromo popolato di amorini, figure femminili, sfingi e
animali adagiati su un filo: sia questa decorazione che quella
della sala seguente, la saletta degli Amorini, sono attribuite
a un allievo di Cesare Cesariano. Si prosegue, all'interno
dei torrione angolare, nella sala delle Grottesche: la tela
delle Virtù teologali e cardinali è attribuita a Carlo Francesco
Nuvolone. Si accede quindi alla smetta di Diana e Atteone:
affrescata intorno al 1523, è considerata uno dei più raffinati
e preziosi capolavori di Parmigianino, che verosimilmente
si ispirò all'opera di Correggio della camera di S. Paolo
a Parma. La volta è decorata con putti sullo sfondo di un
fitto pergolato con, al centro, un ampio squarcio di cielo;
all'apice dei soffitto un piccolo specchio rotondo reca il
monito “respice finem” di chiaro respiro umanistico. Nelle
14 lunette sottostanti è raffigurato - secondo l'interpretazione
più accreditata - il mito di Diana e Atteone, la cui ispirazione
deriva dal ricco repertorio poetico delle “Metamorfosi” di
Ovidio. La piccola stanza viene considerata il “boudoir” di
Paola Gonzaga, moglie di Galeazzo Sanvitale, che commissionò
gli affreschi e che troviamo ritratta nella figura femminile
sopra la finestra. Concludono la visita la Camera ottica,
nella quale, attraverso un ingegnoso sistema formato da specchi
costruito alla fine dell'800, si vede riflessa la piazza del
paese, e l'oratorio , del1688, collocato nella parte superstite
del mastio antico.
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L'ampio spazio verde che sorge
davanti alla Rocca preceduto dall'edificio delle ex scuderie
del castello era, sino al XIX sec., parte integrante del
castello stesso e lo collegava con il fossato esterno
del paese. Al suo interno i Conti avevano creato orti
botanici e serre fredde tuttora esistenti. Il Conte Giovanni
Sanvitale cedette la proprietà nel 1935 alla famiglia
Gandini che provvide al restauro delle parti murarie.
Il parco e le scuderie con il portico sono proprietà privata.
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